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FOTOVOLTAICO
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ALLA SCOPERTA DI UNA TECNOLOGIA CHE HA PRESO LE PRIME MOSSE ALL’INIZIO DEL 1800 E OGGI RAPPRESENTA LA PIÙ PROMETTENTE OPPORTUNITÀ TRA LE ENERGIE RINNOVABILI. DALLA CELLA ALL’IMPIANTO FINALE, DAI MATERIALI ALLE LORO PRESTAZIONI

Dai raggi del sole, all’energia elettrica. Un sogno cominciato già nel XIX secolo, proseguito con gli studi di Albert Einstein e con le sperimentazioni dei decenni successivi alla seconda guerra mondiale, e tradotto finalmente in realtà negli anni 70 con l’entrata in commercio dei primi moduli fotovoltaici. Oggi la possibilità di catturare l’energia solare grazie all’effetto fotovoltaico è alla portata di tutti: sul territorio italiano sono sempre più numerosi gli impianti domestici da pochi kWp che si vedono sui tetti delle case, e i grandi parchi fotovoltaici da centinaia di kW. Il meccanismo però è sempre lo stesso: i fotoni contenuti nella luce solare colpiscono la cella, formata generalmente da silicio (un elemento chimico semiconduttore), trasferendo energia agli elettroni tale da creare un flusso di corrente nel campo elettrico.

CELLA, MODULO, IMPIANTO

L’elemento base di un impianto fotovoltaico è la cella, dalla forma quadrata e dalle dimensioni di circa 12x 12 cm. Una cella da sola non è in grado di generare significative quantità di corrente. Le celle vengono quindi assemblate per dare vita al modulo fotovoltaico, generalmente composto da 54 o 60 celle. Assemblando un certo numero di moduli si ha finalmente l’impianto fotovoltaico. Questi impianti producono energia elettrica sotto forma di corrente continua che però ha bisogno di essere trasformata in corrente alternata per essere immessa nella rete elettrica; questo è il compito degli inverter.

COS’È LA POTENZA DI PICCO

La potenza di un impianto fotovoltaico si misura in kWp, dove "p" sta per "picco". La potenza di picco (detta anche potenza nominale) è la potenza massima in uscita di un impianto che lavora in condizioni standard di insolazione e temperatura, cioè con un irraggiamento di 1000 W al metro quadro ad una temperatura di 25 gradi.

L’INVERTER

L’inverter, denominato anche gruppo di conversione, consente infatti di trasformare l’energia elettrica prodotta, sotto forma di corrente continua, in corrente alternata pronta per essere immessa direttamente nella rete elettrica. Esso deve essere idoneo a supportare il trasferimento della corrente prodotta dall'impianto, dal generatore fotovoltaico alla rete di distribuzione, rispettando quindi sia i requisiti tecnico normativi, sia quelli di sicurezza. A questo punto per completare l’impianto mancano solo le strutture di sostegno dei pannelli e i cavi. L’impianto può essere migliorato con l’utilizzo di alcuni componenti aggiuntivi, ad esempio gli inseguitori solari che fanno in modo che i pannelli abbiano sempre la migliore inclinazione rispetto ai raggi solari, per migliorarne l’efficienza.

CELLE: TRE MATERIALI

Attualmente la quasi totalità delle celle utilizzano tre tipi di materiale: silicio monocristallino, silicio policristallino, silicio amorfo. Le celle in silicio monocristallino attualmente vantano il maggior grado di efficienza (15-18%), seguite da quelle in silicio policristallino (11-14%) e da quelle in silicio amorfo (6%). Quest’ultimo ha però il vantaggio di essere più economico e di consentire la realizzazione di celle molto sottili, con uno spessore centinaia di volte inferiore a quello delle celle in silicio cristallino

COSA SIGNIFICA GRID CONNECTED

Gli impianti fotovoltaici si distinguono tra grid connected e stand alone. Grid connected significa collegato alla rete di distribuzione elettrica; un sistema fotovoltaico di questo tipo può immettere in rete l’energia elettrica prodotta e non consumata. Negli impianti stand alone, invece, l’energia viene consumata direttamente o immagazzinata in apposite batterie: è il caso di pannelli utilizzati in zone poco accessibili, dove non arriva la rete elettrica (paesi in via di sviluppo, zone montane, deserto, mare aperto…) o per applicazioni in cui i consumi di energia sono tanto bassi da rendere poco conveniente l'allaccio alla rete pubblica.

REALIZZARE UN IMPIANTO

NEL SOLARE NON ESISTONO INSTALLAZIONI STANDARD. OGNUNA E’ DIVERSA DALL’ALTRA PERCHE’ TUTTO DIPENDE DA VARIABILI COME LA POSIZIONE GEOGRAFICA, LE CARATTERISTICHE DEL LUOGO E LE ASPETTATIVE PERSONALI

Realizzare un impianto fotovoltaico significa ideare, progettare e costruire un sistema assolutamente personalizzato in base alle proprie esigenze, alla posizione geografica, alle caratteristiche del luogo dove andrà collocato, e dell’ambiente circostante, alla disponibilità di spesa e – non meno importante – all’obiettivo con cui lo si realizza. Una cosa è costruire un parco fotovoltaico da centinaia di kWp su un terreno o sul tetto di un impianto industriale, tutt’altra cosa è prevedere un impianto sul tetto della propria abitazione con l’obiettivo principale di azzerare la bolletta elettrica.

ORIENTAMENTO E INCLINAZIONE

Cominciamo dall’inizio: la posizione geografica. Un impianto collocato nel sud Italia produrrà più energia di uno collocato al nord, dove l’insolazione annuale è minore. Si calcola ad esempio che in Lombardia ogni kWp installato riesca a produrre in un anno circa 1.150 kWh contro i 1.500 del sud Italia. Ma niente paura per chi abita in Lombardia e Veneto: la nazione al mondo dove il fotovoltaico ha avuto il maggior successo è la Germania, dove la produzione media annuale per kWp scende addirittura a 600 kWh. La seconda considerazione riguarda invece la posizione dei pannelli rispetto al sole: l’esposizione ideale prevede un orientamento al sud e una inclinazione di circa 30 gradi. In molti casi (ad esempio quando si costruisce su terreno o sul tetto di grandi stabili come stabilimenti, scuole e magazzini) è possibile progettare un impianto secondo queste caratteristiche precise, utilizzando strutture di sostegno che diano ai panelli l’inclinazione e l’orientamento ottimali; ai fini del Conto Energia, però, questi impianti si caratterizzano come "non integrati o parzialmente integrati" e usufruiscono di tariffe inferiori a quelle degli impianti integrati (cfr. pag 10). Un’altra soluzione è quella di utilizzare un inseguitore solare grazie al quale la superficie del pannello risulta sempre in posizione ottimale rispetto ai raggi solari. Quando invece si realizza un impianto privato su un tetto a falde inclinate, i margini di intervento sono minori. Va detto però che un impianto non perfettamente orientato a sud, ma con esposizione a sud-est o a sud-ovest riesce a contenere il decremento di produzione a livelli accettabili.

SERVE IL SOLE, NON IL CALORE

Di cosa si nutre un modulo fotovoltaico? Di luce solare, tanta luce, ma non di calore. Anzi, contrariamente a quello che molti credono, il sole estivo provoca una riduzione delle prestazioni dei moduli e non il contrario. Infatti all’aumentare del calore, diminuisce l’efficienza, soprattutto con i moduli a silicio monocristallino e policristallino.
La temperatura ottimale è di 25 gradi e si calcola che l’efficienza dei moduli diminuisca dell’1% per ogni aumento di temperatura di 2 gradi. Per questo motivo in alcuni casi particolari è necessario retroventilare i moduli, in modo che la temperatura di esercizio si abbassi.Certo, il vantaggio dell’estate rispetto all’inverno sta nel numero maggiore di ore utili

I PRODOTTI

A questo punto c’è un ulteriore fattore che determina la capacità produttiva del nostro impianto: le caratteristiche e la qualità dei componenti. Un impianto fotovoltaico è composto da quattro elementi: moduli, cavi e struttura di sostegno, inverter (un dispositivo elettronico che converte la corrente continua in corrente alternata; ne parleremo in futuro perché si tratta di un elemento importantissimo) e quadri elettrici. I moduli fotovoltaici rappresentano la spesa maggiore, circa il 60% del costo finale. Attualmente sono tre le tecnologie più utilizzate: moduli in silicio monocristallino, in silicio policristallino e in silicio amorfo, con costi e capacità differenti tra loro (vedi tabella sottostante).

L’INSTALLAZIONE

Un percorso come quello che abbiamo tratteggiato, naturalmente, richiede l’aiuto e il supporto di un soggetto esperto che sappia progettare e realizzare un impianto: un installatore specializzato o un system integrator per gli impianti più grandi. La scelta di questo "partner" è in fondo l’elemento più importante di tutti. La regola è individuare qualcuno che abbia una significativa dose di esperienza alle spalle: è buona norma, ad esempio, farsi indicare gli impianti già realizzati e verificare i prodotti che propone. Sul mercato ci sono operatori esperti ed affidabili, ma anche figure improvvisate e di scarsa professionalità: scegliere bene significa essere già a buon punto.

QUALE SILICIO? TRE TECNOLOGIE, TRE PRESTAZIONI

Oggi esistono tre grandi categorie di moduli fotovoltaici: la tecnologia più diffusa è quella del silico policristallino che oggi copre circa il 48% della produzione mondiale di celle; segue il silicio monocristallino con una quota del 37%, il silicio amorfo a poco meno del 5% e altre tecnologie minori tra cui il Cigs (diseleniuro di rame, indio e gallio) e Cdte (tellururo di cadmio).Ecco le principali caratteristice di queste tre categorie

SILICIO MONOCRISTALLINO SILICIO POLICRISTALLINO SILICIO AMORFO
COSTO E’ il più costoso Costo alto Costo contenuto
EFFICIENZA 15-16% 12-14% 6-7%
VANTAGGI Affidabilità e stabilità nel tempo Affidabilità e stabilità nel tempo Migliori prestazioni con irraggiamento diffuso e alte temperature

 

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